Filippo Asinari su queste colline ci era nato. Qui dedicò ogni istante libero e gran parte del suo ingegno alla viticoltura, fra un impegno diplomatico e l’altro. Portò a un nuovo livello i vini astigiani.
Quegli stessi principi di razionalità e scientificità che Napoleone metteva al servizio delle regioni conquistate, il marchese li applicò alla produzione di vino. Enciclopedia e moschetto; studio e disciplina; pragmatismo militare e sistematicità scientifica. In Francia conobbe i grandi produttori dell’epoca e si innamorò dei loro vini.
Ebbe rapporti confidenziali con Chateaux Margaux, Chateaux Lafite, Chateaux Latour, Chateaux Haut Brion e Chateaux d’Yquem. Nei suoi possedimenti di Costigliole nacque una sorta di “vigneto sperimentale”.
Lo Chardonnay è stato introdotto in Piemonte nella prima metà dell’Ottocento.
Il suo arrivo si deve al marchese Filippo Antonio Asinari di San Marzano, diplomatico al servizio dei Savoia e di Napoleone. Al suo rientro dalla Francia, il marchese Asinari portò con sé alcune barbatelle di Chardonnay. Venivano da Montrachet, in Borgogna, oggi celebrata come la vigna che produce “il miglior vino bianco al mondo”. Furono messe a dimora a Costigliole. Fu così che lo Chardonnay, a partire dall’Ottocento, divenne a tutti gli effetti un vitigno italiano, e un vino “tradizionale” delle colline piemontesi.
Ma è la Barbera di Costigliole d'Asti che trova un autorevole sponsor in Filippo Asinari;PERSONAGGI E per confutare le perplessità che da più parti erano levate contro i vini astigiani, ritenuti di difficile conservazione e poco adatti all’invecchiamento quanto ai lunghi trasporti, nel 1819 l’Asinari organizzò una spedizione dei suoi vini dal porto di Genova a Rio de Janeiro, composta di due botti di Nebbiolo e due di Barbera di Costigliole e San Marzano. Dopo due mesi di navigazione, oltrepassati l’oceano e la linea equatoriale, il vino giunse a Rio “…non solo in ottimo stato, ma nella perfetta sua maturità e di squisitissimo gusto...”; soprattutto la Barbera “… aveva una forza singolare congiunta al profumo ed al colore dei vini più vecchi e celebrati”.
Fonte: Giuseppe Aldo di Ricaldone “Il Marchese Filippo Asinari di San Marzano (1767-1828) viticultore a Costigliole d’Asti”. Il Comune di Costigliole d’Asti editore, 1973.
Nel 1844 a Costigliole d’Asti, l’avvocato Felice Fantaguzzi, nella propria villa di San Felice sul “monte Briccone”, costituì la “Società degli Enofili di Costigliole”.
In un primo tempo aderirono solo produttori costigliolesi, che si unirono per “salvaguardare e porre nel doveroso valore i propri vini” “fatti al sole con metodo semplicissimo senza manipolazione o infusione che potesse alterarne la natura”.
Successivamente furono ammessi produttori di tutta l’Astesana.
La Società degli Enofili di Costigliole, ebbe il principale merito di fondare la prima Enoteca della storia, che ospitava “2.500 e più bottiglie oltre a 50 fiasconi della continenza pressoché di mezza brenta caduno” di pregiati vini piemontesi ed astigiani, di cui la Barbera da sola costituiva il 50%.
Ogni bottiglia, come un libro prezioso, era dotata di un numero di riferimento, a cui corrispondeva una scheda illustrativa contenente la sua storia, i dettagli ampelografici (classificazione e descrizione di vitigni), quelli tecnici di vinificazione, e più in generale tutte le informazioni.
Tali bottiglie erano a disposizione dei soci, i quali potevano gustarle in gruppo con l’obbligo di stilare un rapporto dettagliato sulle caratteristiche riscontrate, e con l’onere di reintegrarle con altre di pari qualità.
Fonte: Giuseppe Aldo di Ricaldone “Il Marchese Filippo Asinari di San Marzano (1767-1828) viticultore a Costigliole d’Asti”. Il Comune di Costigliole d’Asti editore, 1973.
Il 10 agosto 1968 alle ore 16 esatte di un pomeriggio afoso,
il cielo si fece scuro sulle nostre colline e una grandinata disastrosa colpì
una ventina di paesi astigiani con epicentro Costigliole in particolare
la frazione Madonnina.
I ricordi dei costigliolesi narrano di un paesaggio invernale con vigneti imbiancati e
completamente distrutti, impossibile non ricordare la rabbia, la disperazione,
le lacrime di tanti contadini di quel tempo
Sulla piazza del Santuario della Madonnina da subito si radunarono decine di contadini
per decidere il da farsi e fare un sunto dei danni subiti.
Nei giorni a seguire ci si trovava anche nella chiesa messa a disposizione dal parroco Don Giovanni Truffa. Di seguito, negli altri paesi astigiani si faceva lo stesso.
Le riunioni erano molto partecipate: centinaia di persone. Bisognava organizzarsi, i toni spesso diventavano molto accesi con un unico imperativo: “…que vanta fè cheicòs …” (qui bisogna fare qualcosa) frase ripetuta più volte dai nostri viticoltori.
Da quei giorni di protesta, in cui uomini di Chiesa e di Stato si schierarono a fianco della popolazione, nacque il Fondo Nazionale di Solidarietà a tutela degli agricoltori.